Stampa questa pagina

Pizzo – Briatico

  • Tipo:  Culturale, Enogastronomico, Naturalistico

 

Pizzo Calabro

Sorta sulle rovine di Napitia, subì l’attacco dei Saraceni nel IV secolo d.C. e venne distrutta. La Pizzo di oggi fu nuovamente ricostruita da i superstiti agli inizi del X secolo. Nel 1363, grazie ad alcuni monaci basiliani, si sviluppò il borgo con la costruzione di un monastero. Contemporaneamente un gruppo di raccoglitori di corallo provenienti da Amalfi, edificarono la Chiesa delle Grazie, poi divenuta Chiesa del Carmelo. Iniziò così a svilupparsi l’attivo centro commerciale di Pizzo. Ricca di artigianato, offre ai visitatori una produzione di ceramiche davvero caratteristiche e pregevole rimane un cantiere navale per la costruzione di barche e barconi con tecniche antiche. Pizzo è anche un florido centro marinaro in cui si e' sviluppata una fiorente industria per la conservazione del tonno. E' particolarmente rinomata per la produzione della pregiata uva "zibibbo".

Assolutamente da visitare sono Castello Aragonese e la Chiesetta di Piedigrotta.

Castello Aragonese - Il castello Murat di Pizzo Calabro risale al 1492. Fu costruito per volere di Ferdinando I d’Aragona re di Spagna. Si tratta di una struttura imponente dalle mura particolarmente spesse in perfetto stato di. Il castello aragonese è stato annesso alla massiccia torre a base circolare edificata addirittura un secolo prima sotto gli angioini. La sua posizione a picco sul mare, particolarmente affascinante per tutti i visitatori, era l’ideale punto di avvistamento e di immediato contrattacco per i nemici che sbarcavano sulle coste. In seguito fu usato anche come prigione, dove vennero rinchiusi personaggi illustri quali il filosofo Tommaso Campanella, l’alchimista Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, il filosofo Pasquale Galluppi e Ricciotti Garibaldi, figlio di Giuseppe ed Anita. Il prigioniero più celebre del Castello di Pizzo è Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone, che giunse su queste coste con un manipolo di uomini per guidare una rivoluzione contro i Borboni che però non avvenne. Nel castello, aperto al pubblico fino alle 19:00 e in estate sino a tarda notte, sono riprodotte con manichini, uniformi e oggetti d’epoca le fasi salienti della sua prigionia.

Chiesetta di Piedigrotta Eccezionalmente suggestiva, si tratta di una piccola grotta che offre al visitatore uno spettacolo unico nel suo genere. La chiesetta di Piedigrotta tra mito e leggenda, è uno dei luoghi più belli e amati in tutto il mondo. Dalla continua e nuda roccia, piena di conchiglie, si passa ad una serie di profondità, con vari gruppi di statue, affreschi e chiaroscuri, che creano all'interno della grotta atmosfere cangianti e mistiche.

Vi consigliamo di gustare un buon piatto a base di tonno, la cui conservazione è tradizione da generazioni, di bere un buon vino di uve zibibbo e chiudere con un tradizionale tartufo, prodotto tipico della pasticceria calabrese. Si tratta di un gelato alla nocciola modellato rigorosamente nel palmo della mano, con un cuore di cioccolato fondente fuso e ricoperto da un spolverata di cacao amaro in polvere e zucchero.

Briatico

La località di Briatico è caratterizzata dalla sua posizione geografica invidiabile e dalle splendide spiagge bagnate dal mar Tirreno.

Conosciuta come “la costa degli dei”, Briatico non è solo un’ incantevole meta turistica ma è anche un luogo ricco di storia, soprattutto medioevale, di cui portano la testimonianza i ruderi che adornano la parte antica della città e la nota Chiesa Matrice di S. Nicola di Bari.

Di Briatico Vecchio rimangono da visitare i ruderi del Castello medievale fatto edificare da Ferdinando Bisbal e dell'antico centro abitato, che all'epoca contava 12 chiese, 3 conventi e aveva un'enorme importanza storico-culturale.

Sulla spiaggia restano solo due delle 5 Torri del sistema difensivo antiturco:

la Rocchetta, alta torre di vedetta costiera a pianta pentagonale, costruita in origine dai greci, ricostruita dai romani e Torre Sant'Irene, eretta dal governo vice Reale Spagnolo a vedetta contro le incursioni barbaresche.
Lungo la valle del Murria vi sono grotte eremitiche medievali, alcune delle quali denominate "Grotte delle fate".

Dal duomo di San Nicola, ormai rudere, viene la bellissima tela di San Nicola dipinta nel '600 da Tommaso di Florio, pittore vibonese, e un crocefisso quattrocentesco. Tutte queste opere sono oggi conservate nella Chiesa Matrice dedicata al patrono San Nicola.

Letto 4007 volte
Ultima modifica il Venerdì, 11 Maggio 2012 05:41
Vota questo articolo
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • (0 Voti)