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Amaroni - Cultura

Chiesa di Santa Barbara Chiesa di Santa Barbara

Amaroni è un piccolo centro dell’entroterra Catanzarese, gemellato dal 2003 con il Comune elvetico di Risch-Rotkreuz, adagiato su una piccola collina, alle falde del monte Carbonara,  da cui è possibile ammirare lo splendido panorama del Golfo di Squillace. L’intero abitato, collocato tra due vallate, si immerge nel verde di castagneti, querceti ed uliveti. Il paese conserva notevolmente le sue caratteristiche di agglomerato formatosi lentamente in varie epoche, mostrando questi segni particolarmente nella Chiesa Parrocchiale di Santa Barbara e nel Palazzo "Canale" attuale sede municipale. Comune della provincia di Catanzaro, costituito dal centro omonimo e da case sparse.

Palazzo Canale

Il suo proprietario era un barone, ultimo rampollo di un’antica e ricca famiglia. Era un giovane che, come avveniva per i nobili di provincia a quei tempi, aveva compiuto i suoi studi in città ed essendosi colà ambientato, tornava solo di quando in quando ad Amaroni. Egli, viziato e prepotente, trascorreva la sua gioventù in bagordi e si diceva che fosse entrato in un giro poco pulito. Al tempo in cui accadde questo episodio, il barone, ricercato dalle forze dell’ordine forse perché aveva combinato qualche guaio più grosso del solito, era venuto a nascondersi nel palazzo di famiglia. Essendo questo bisognoso di restauri, vi lavoravano due pittori, rispettivamente di Vallefiorita e di Amaroni. Il pittore amaronese si chiamava Francesco. Un giorno, la madre di quest’ultimo si trovava a passare nelle vicinanze del palazzo e sentì delle urla; le parve di riconoscere la voce del figlio e, data la cattiva fama di cui godeva il “baroncino” (così lo chiamavano in paese), pensò subito al peggio. Col cuore in gola, corse a chiamare i carabinieri, perché si accertassero di quanto stava accadendo. Ma le sue paure erano infondate, poiché poi si venne a sapere che si era trattato solo di un banale litigio. I carabinieri andarono subito. Il “baroncino”, vedendoli avvicinarsi e ritenendo che fossero andati a prenderlo a causa del suo passato burrascoso, si barricò nel palazzo, gridando che non avrebbe lasciato entrare nessuno. Il brigadiere pregò Francesco di fare da intermediario per convincere il barone che, se avesse accettato un colloquio, non gli sarebbe accaduto nulla di male. Ma il “baroncino”, ormai fuori di se, rispose a Francesco che lo avrebbe lasciato entrare solo a condizione che il brigadiere se ne andasse. Alla risposta affermativa di Francesco, aprì la porta. Ma quella era solo una mossa tattica delle forze dell’ordine che, nel momento in cui il pittore poté entrare, ne approfittò per introdursi di soppiatto nel palazzo. Quando il barone se ne accorse sparò e, involontariamente, colpì a morte il povero Francesco che, cadendo, lasciò sul muro l’impronta della sua mano, macchiata di sangue. L’omicida fu arrestato ma, dietro una lauta cauzione, pagata dalla sorella, dopo qualche tempo fu scarcerato. Tuttavia il rimorso non lo abbandonò più e, tormentandolo senza requie giorno e notte, lo portò ad una morte terribile e solitaria. Non fu rimpianto da nessuno. Ancora oggi, i più anziani del paese, raccontano che, per un lungo periodo di tempo dopo la morte del “barboncino”, si udivano strani rumori nel palazzo. Dicono inoltre che, fino a qualche anno fa, chiunque guardasse con attenzione verso l’ingresso dello scantinato del palazzo nobiliare, poteva vedere muoversi, scomparire e riapparire la mano insanguinata dello sfortunato pittore. Il palazzo è oggi sede del Comune.

Nel periodo 2000-2002 è stato restaurato e annesso all’edificio comunale il vicino Palazzo Cancelliere per mezzo di un collegamento sospeso fra i due edifici. Negli ambienti inclusi alla casa comunale è stata realizzata la nuova sala consiliare che ospita un polittico costituito da sei grandi tavole di straordinaria qualità del Maestro Giuseppe Rocca, dipintore di Borgia, avente come tema il martirio di Santa Barbara, patrona di Amaroni. Tra gli ospiti della cerimonia d’ inaugurazione della Sala Consiliare, nel luglio 2002, John T. Spike, allora Direttore della Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Firenze, che ha scritto per l’evento:

“L’inaugurazione dei nuovi dipinti di Giuseppe Rocca relativi alla vita e al martirio di Santa Barbara, rappresenta un evento rilevante per Amaroni ,così come per l’artista; allo stato attuale mentre le committenze pubbliche relative all’arte sembrano per lo più accantonate, Amaroni ha reso un recente contributo a sé stessa, alla sua regione e all’Italia. Il successo del ciclo di Santa Barbara in Amaroni colloca Giuseppe Rocca in primo piano nell’ambito della corrente internazionale e importante dei pittori contemporanei che hanno tratto ispirazione dalle realistiche figure, dalla potenza delle gesta e dall’impressionante chiaroscuro del grande maestro del XVII secolo: Caravaggio. Rocca, i cui dipinti elettrizzarono la giuria internazionale della Biennale di Firenze del 1999, ha un certo vantaggio sui suoi colleghi; egli non limita i suoi studi su Caravaggio e Georges de la Tour, seguace francese dello stesso Merisi, pienamente consapevole della loro profondità spirituale. Caravaggio riportò alla luce l’idea rinascimentale di immaginare le storie bibliche come eventi recitati da personaggi contemporanei; tuttavia, gli accademici del periodo caravaggesco non ammettevano la possibilità che tali opere potessero essere considerate sacre, partendo dal presupposto che realismo e misticismo fossero inconciliabili. Oggi siamo pervenuti alla conclusione che la profonda riverenza di Caravaggio nei confronti della vita umana, malgrado le imperfezioni dell’umanità, rendesse le sue tele tra le più sacre mai dipinte .Apprezziamo anche il fatto che Caravaggio avesse scoperto un modo avvincente di esprimere la verità fondamentale che le storie cristiane non sono solo episodi del remoto passato, ma sono rappresentate ogni giorno nei cuori dei fedeli; così, dipingeva soggetti sacri in uno stile basato quanto più possibile su una realtà visibile, comprendente ritratti di amici e conoscenti. Rocca fa essenzialmente lo stesso, sebbene introduca nella sua pittura anche dei simboli.

Come Patrona di Amaroni e come protettrice contro le turbolenze dei tuoni e dei lampi, Santa Barbara è stata la scelta appropriata per la sala consiliare, trasparendo in ogni dipinto una virtù cristiana necessaria in un’epoca difficile come la nostra: la Speranza!”


Chiesa di Santa Barbara

La Santa fu scelta come patrona del paese in seguito ad un evento miracoloso: fra il VII e il IX secolo, mentre le reliquie di Sant’Agazio approdavano a Squillace, la statua di Santa Barbara fu portata, su un carro trinato da buoi, in Amaroni e custodita nel Convento di san Nicola De Malioli. Gli squillacesi però, volendo Santa Barbara come loro patrona, pur portando in Amaroni le reliquie di Sant’Agazio, ne trafugarono la statua dal convento notte tempo. Al furto sacrilego però si oppose la volontà divina poiché, miracolosamente, la statua riapparve nel luogo dove ora sorge la chiesa a lei dedicata e dove, ancora oggi, viene venerata con tutti gli onori riservati a colei che ha dimostrato con un evento straordinario, di preferire un determinato luogo da proteggere. Nella chiesa di Amaroni è custodito e venerato un ossicino della patrona (la cui festa viene celebrata l’1 agosto e il 4 dicembre) ed altre due reliquie importanti: una della Santa Croce di Cristo (portata in processione gli stessi giorni in cui si celebra la Santa patrona) e una di Santa Lucia (portata in processione il 13 dicembre).

 La tradizione vuole che Santa Barbara, prima del suo martirio, giungesse a piedi proprio ad Amaroni e si fermasse nella zona per soggiornarvi. Ella, inoltre, apparve ad un gruppo di soldati del luogo dicendo loro: “Voi vincerete perché io combatto con voi”. Così fu. La Santa protettrice è festeggiata il 31 luglio e l’1 agosto. « Prev Next » (Pagina 2 di 3)

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